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Published on novembre 11th, 2016 | by admin

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6/12 – Conferenza Internazionale Housing First (Torino)

C’è solo una strada: la casa

Martedì 6 dicembre 2016 – ore 9.00 – 18.00

Piazza Borgo Dora 49, Torino

Sembra ieri quando abbiamo iniziato l’avventura dell’Housing First!

Il 1 marzo del 2014, la fio.PSD lanciava a Torino il Programma nazionale di sperimentazione dell’Housing First e invitava i servizi che lavorano sulla grave marginalità a portare avanti iniziative e progetti ispirati a questo approccio così innovativo basato sull’inserimento diretto delle persone senza dimora dalla strada alla casa.

Ci abbiamo creduto e insieme al Network Housing First Italia – oggi 53 aderenti tra comuni, cooperative sociali, mondo Caritas e fondazioni – abbiamo dato una casa a oltre 500 persone che vivevano un grave disagio abitativo (persone senza dimora croniche, adulti soli, famiglie senza casa, padri soli, ex detenuti…)

I primi risultati, le buone pratiche ma anche le sfide verranno presentate e discusse di nuovo a Torino – dove tutto è iniziato – il prossimo 6 dicembre 2016 durante la Conferenza Internazionale Housing First promossa da fio.PSD che ha scelto un titolo provocatorio ma incisivo che ci porta dritti verso l’obiettivo che vogliamo continuare ad avere “C’è solo una strada: la casa”

Registrati ora! (si consiglia la registrazione dato il numero di partecipanti previsto)

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Molti degli studiosi che ci hanno seguito in questi due anni di sperimentazione sociale insieme a enti e beneficiari racconteranno gli esiti dei 33 progetti pilota cha, da Acireale a Pordenone, si sono sviluppati grazie alla volontà e alla capacità dei servizi sociali territoriali, del lavoro di rete e della lungimiranza di molti dipartimenti pubblici. In anteprima qualche risultato tra i più significativi: chi lavora con la grave marginalità sa che spesso il principale problema di queste persona è la loro fragilità, l’isolamento, la progressiva perdita di ….

In Housing First la persona ritrova un luogo sicuro, stabile e intimo; la salute migliora riducendo così il ricorso a servizi sanitari; si riattivano i legami sociali e relazionali con amici e parenti; si riconquista un lavoro che ridà dignità e speranza ma, soprattutto, si riconquista la libertà nel momento in cui si lascia il programma perché si è raggiunta un’autonomia personale (e sono già in 30!)

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