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Reddito di Cittadinanza

Per molti ma non per tutti

Il decreto legge del 28 gennaio 2019, n. 4 (Gazzetta ufficiale) ha introdotto nel sistema di welfare italiano il Reddito di Cittadinanza, in sostituzione del Reddito di Inclusione, da intendere come recita l’art. 1 “quale misura fondamentale di politica attiva del lavoro a garanzia del diritto al lavoro, di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, nonché diretta a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione e alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro”

Come già espresso nella nota che fio.PSD ha presentato in audizione in Senato, alcuni punti meritano un chiarimento, in particolare per quanto riguarda l’effettivo accesso alla misura delle persone senza dimora
Leggi anche le Proposte di modifiche elaborate da Alleanza contro la Povertà

 

Residenza

Primo fra tutti il requisito della Residenza, che secondo il decreto (art.2, comma 1, lettera a) deve essere posseduta da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 consecutivamente, ma proprio le persone senza dimora difficilmente possono rispondere a questo requisito, in quanto hanno spesso periodi di residenza intermittenti o l’hanno persa da diverso tempo e solo poco più di 200 Comuni su 8.000 hanno deliberato e istituito la Residenza Fittizia

Audizione in Senato del 5 febbraio 2019

Nota fio.PSD

Accesso al Reddito

Il secondo punto riguarda la questione lasciata aperta dall’art.2, comma 2 del decreto, che recita I casi di accesso alla misura di cui al comma 1 possono essere integrati, in ipotesi di eccedenza di risorse disponibili, con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sulla base di indicatori di disagio socioeconomico che riflettono le caratteristiche di multidimensionalità della povertà e tengono conto, oltre che della situazione economica, anche delle condizioni di esclusione sociale, di disabilità, di deprivazione socio-sanitaria, educativa e abitativa. Possono prevedersi anche misure non monetarie ad integrazione del Rdc, quali misure agevolative per l’utilizzo di trasporti pubblici, di sostegno alla casa, all’istruzione e alla tutela della salute

Questo comma può rappresentare un’apertura nei confronti delle persone senza dimora, in quanto riconosce che la povertà è spesso il risultato di un complesso intreccio di problematiche che vanno oltre la mancanza di lavoro tout court. Sembra che ci sia ancora spazio per interventi integrati di supporto alle persone senza dimora potenzialmente beneficiarie del Reddito di Cittadinanza

Sostegno alla Locazione

Un terzo punto che bisogna chiarire del beneficio economico riguarda la parte di beneficio economico destinata al sostegno alla locazione (art. 3, comma 1, lettera b).

Poiché il beneficio economico previsto dal Decreto dipende anche dal bisogno abitativo e nella fattispecie dal canone di locazione, ci chiediamo: anche in assenza di abitazione locatae quindi in presenza di un bisogno abitativo estremo, la parte di beneficio economico può essere ugualmente richiesta ed utilizzata proprio per la locazione, oppure se questa parte di beneficio viene persa se al momento della richiesta di RdC tale requisito non è soddisfatto?

Attendiamo fiduciosi risposta… e aggiorneremo questa pagina non appena vi saranno novità

Testo del Decreto

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