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Povertà abitativa – Housing exclusion

Al di là dei dati: persone senza dimora e povertà abitativa
Una lettura del Terzo Rapporto sull’Housing Exclusion in Europa (2018)
di Caterina Cortese
Ufficio Formazione, Ricerca e Innovazione – fio.PSD

Lo scorso 21 marzo, fio.PSD ha partecipato alla presentazione del Terzo Rapporto sull’ Housing Exclusion in Europa curato da Fondazione Abbe Pierre e FEANTSA che si è tenuta al Parlamento europeo (Bruxelles). Tra i contributi quelli di Caterina Cortese che ha collaborato per offrire informazioni, dati e riflessioni sul fenomeno in Italia includendo nel Rapporto i risultati di un Monitoraggio interno fio.PSD che offre un punto di vista privilegiato sui recenti trend del fenomeno

Il Rapporto è un documento decisamente importante che offre una fotografia del fenomeno senza dimora e della grave povertà abitativa in Europa basata su dati statistici portati avanti annualmente da Eurostat (EU-SILC) ma basata anche sulla voce dei servizi che toccano il fenomeno con mano tutti i giorni. Allo stesso tempo, come si legge nell’Editoriale, il Rapporto è una “chiamata all’azione” per le autorità Europee che di fronte all’evidente inadeguatezza dei sistemi di accoglienza attuali, devono lavorare per rendere concretamente realizzabile l’obiettivo Europa 2030: Zero Homeless

HOMELESSNESS IN EUROPA

Il numero esatto delle persone senza dimora in Europa è oggi sconosciuto. Il Rapporto infatti sconta una serie di limiti, primo fra tutti la mancanza di un rigoroso monitoraggio quantitativo e qualitativo sul fenomeno homelessness. L’unica cosa evidente è che le persone che vivono il più grave del disagio abitativo sono presenti nei 18 paesi membri trattati nel Rapporto (1). Ogni paese osserva, “conta” e agisce sul fenomeno in maniera diversa al punto che i dati non sono comparabili tra loro, né possono farci parlare di una homelessness europea. Ci sono paesi che contano in una notte le persone in accoglienza, così la Francia, la Finlandia, il Belgio, l’Ungheria, Lussemburgo, dove la stima oscilla tra i 3.000 e i 10.000 rough sleepers per notte fino ai 78.170 in un mese dell’Inghilterra; e ci sono i paesi dove le rilevazioni includono tutte (o quasi) le tipologie della grave esclusione abitativa (ETHOS) come la Germania (stima 860.000 homeless nel 2016 di cui la metà rifugiati politici), la Grecia (circa 500.000 nel 2015), e la Svezia (che, nel 2017, in una settimana ha contato circa 33.250 persone senza dimora). E poi ci sono paesi dove il governo e la statistica ufficiale hanno stabilito dei criteri per osservare il fenomeno senza tetto e senza casa stimate a circa 50.724 per esempio in Italia; così l’Austria (15.090 nel 2016), la Repubblica Ceca (68.500), la Polonia (33.408), i Paesi Bassi (60.120). La Spagna infine ha contato una media giornaliera di 16.437 persone accolte nelle accoglienze notturne

Quello che colpisce dunque, da una lettura sincronica, è l’estrema varietà con la quale si misura la homelessness in Europa. Adottando invece una prospettiva diacronica, l’ elemento comune è l’aumento esponenziale delle persone senza dimora negli ultimi anni in maniera significativa anche in paesi con politiche di welfare forti come la Germania (+150% dal 2014 al 2016), l’Inghilterra (+169% dal 2010), il Belgio (+96% dal 2008 al 2016). Anche l’Irlanda è tra i paesi che dal 2014 al 2017 registra un aumento elevato (+145%) di persone accolte. Solo la Finlandia (-18% dal 2009 al 2016) e la Norvegia dimostrano di aver ridotto il numero di persone senza dimora adottando una strategia integrata basata sostanzialmente sul l’approccio Housing First

QUALE STRATEGIA?

Alla base di una strategia di contrasto alla Homelessness ci devono essere:

Il Rapporto elenca 4 step che devono stare alla base di una strategia di contrasto alla homelessness:

  • Pianificare per risultati (un obiettivo è appunto Homeless Zero)
  • Prevenzione del grave disagio abitativo (servizi più capacitanti e meno assistenziali)
  • Progetti di rapid re-housing e Housing First
  • Politiche strutturali (abitative, del lavoro, salute) per ancorare i percorsi di inclusione attivati ad un sistema paese che funzioni

L’appello all’Europa da parte dei curatori del Rapporto, è poi forte. Certamente il tema della homelessness è riconosciuto. Nell’ European Social Rights Pillars per esempio l’housing right e l’assistenza alle persone senza dimora sono tra le le 20 priorità cui gli Stati membri devono dare risposta con adeguate politiche. Anche il Semestre Europeo appena concluso (2017) aveva riconosciuto nell’housing exclusion un fenomeno ricorrente per molti paesi membri. Se tuttavia l’housing sarà una priorità nell’agenda sociale per la lotta alla homelessness, si deciderà proprio in questi mesi di discussione per il post-2020 multiannual financial framework (MFF).

Ai governi nazioanli il compito di valorizzare quanto fatto fino ad adesso con le proprie politiche, quali obiettivi programmare e con quali strumenti raggiungerli.

Ci sono alcune buone pratiche e alcuni buoni risultati presentati nel Rapporto che in questa logica possono agire come leve per spingere la Commissione ad investire in approcci più capacitanti per le persone senza dimora

  • Finlandia: Housing First
  • Francia: legge sull’Housing Right che introduce il diritto di appello in caso di mancato rispetto del diritto alla casa e il concetto di non ritorno sulla strada di una persona ospitata in accoglienza
  • Scozia: Housing Act and Homelessness Act sanciscono il diritto alla casa
  • Norvegia: incentivi municipali al mercato immobiliare (affitto) e progetti personalizzati di rapid rehousing nel mercato privato
  • Canada: uso integrato delle risorse per i servizi erogati dalla pubblica amministrazione (salute, lavoro, tutela, accoglienza), interruzione della spirale dell’assistenza cronicizzante e uso efficiente delle risorse
  • Italia: uso dinamico e funzionale dei diversi fondi strutturali con FSE su lavoro e formazione, FESR su riorganizzazione sistema di accoglienza e social housing; FEAD su distribuzione alimentare e beni materiali
  • Danimarca: legge sulla partecipazione e il diritto di scelta dei beneficiari

Meno virtuose pratiche raccolte in Spagna Portogallo, Svezia, Paesi Bassi, Inghilterra dove errate riforme, crisi finanziarie, aumento dei costi delle case, abolizione di sussidi per la casa senza adeguate contro misure di impoverimento, misure ostili e criminalizzanti hanno fatto aumentare la gravità del fenomeno senza dimora.

L'APPELLO ALL'EUROPA
L’appello unanime all’Europa è dunque quello di:

  • Fissare obiettivi precisi per il 2030
  • Mettere i diritti umani al centro della strategia
  • Costruire politiche target oriented (migranti, richiedenti asilo, giovani, donne)
  • Monitoraggio sistematico omogeneo dei dati sulla homelessness
  • Uso flessibile delle risorse strutturali per migliorare l’aderenza con la complessità sociale dei singoli paesi membri
POVERTA’ ABITATIVA IN ITALIA (in pillole)
Popolazione totale: 60 milioni (2016) (2)

Persone senza dimora: 50.724 (2014)

Poveri assoluti: 4,8 milioni (2016)

Persone a rischio povertà: 1 persona su 4 (27%)

Persone in condizioni di grave esclusione abitativa (3): 7,6% (2016) (media europea 4,8%

Popolazione il cui costo della casa supera il 40% del reddito disponibile: 9,6% (2016) (media europea 11,1%)

Popolazione povera nella medesima condizione: 35,8%

Persone che vivono in sovraffollamento (numero di stanze non adeguate al numero dei componenti della famiglia): 27,8% (2016) (media europea 16,8%)

Persone povere nella medesima condizione: 39,2% Persone non abili a riscaldare adeguatamente l’appartamento: 16% (2016) (media europea 8,7%)

Persone che vivono con una bassa qualità dell’abitazione (Indice Istat per BES): 7,6% (2016)

L’essere povero, giovane e cittadino extra comunitario rende vulnerabili e fa osservare un peggioramento delle condizioni abitative.

Il costo della casa (affitto), più che il mutuo, il sovraffollamento e i deficit strutturali (riscaldamento e illuminazione) di un patrimonio abitativo storico e obsoleto, sono gli indicatori che nel prisma della grave esclusione abitativa pesano di più.

L’Italia presenta un mercato abitativo polarizzato.

Da una parte abbiamo un sistema di case popolari fermo con migliaia di persone in lista di attesa (Federcasa stima oltre 600 mila domande in lista di attesa); abbiamo pochissime case accessibili ovvero solo il 4% del patrimonio abitativo italiano è destinato al social housing (in Francia è il 18%, in Olanda addirittura il 30%).

Mentre, dall’altra parte, abbiamo 7 milioni di case vuote (Censimento Istat 2011), il 70% delle persone residenti è proprietario di casa, e solo l’11% della popolazione gode di una abitazione a costi di affitto ridotti

L'APPELLO DI FIO.PSD

La vera sfida per contrastare la homelessness e la grave esclusione abitativa è puntare su una triangolazione delle politiche (abitative, di sostegno al reddito e attivanti) che mettano la persona al centro dell’intervento (dentro una casa) e la accompagnino con progetto personalizzato verso forme di integrazione sociale ed economica:

  • Piano Casa
  • Regolamenti affitti
  • Sblocco/ristrutturazione edilizia sovvenzionata
  • Utilizzo virtuoso dei beni confiscati alla mafia
  • Patti per l’inclusione abitativa (governo, regioni, terzo settore, mercato immobiliare privato)
  • Investimenti europei (Banca Europea degli Investimenti, Consiglio di Europa) basati su prestiti piuttosto che sussidi per finanziare progetti di Housing
  • Progetti di rapid rehousing e case sparse per la città (Housing First) anche svincolando il patrimonio abitativo pubblico in disuso
  • Progetti pilota, su piccola scala, per persone senza dimora finanziati dal Fondo di investimenti per l’Abitare (FIA) usando patrimonio abitativo esistente

Priorità di intervento

Tra le priorità di intervento, nel quadro dell’attuale Piano degli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà (art. 21 del D.Lgs. 147 del 2017) così come indicato anche nel comma 9 dell’articolo 7 del Decreto REI, specificatamente dedicato al contrasto alla homelessness, segnaliamo alcune azioni di contesto e di taglio operativo che le risorse aggiuntive (20 milioni) potrebbero supportare:

  • Aggiornamento Linee di indirizzo per il contrasto alla grave marginalità
  • Aggiornamento Indagine Istat-fio.PSD-Ministero-Caritas
  • Protocollo nazionale per formazione assistenti sociali sul tema senza dimora e housing first
  • Dialogo e costruzione di Patti per l’inclusione sociale con il settore Casa
  • Dialogo e costruzione di Patti per l’inclusione sociale con il settore Assistenza/Previdenza
  • Campagna di sensibilizzazione per non criminalizzare il fenomeno SD
  • Sostegno al reddito per le PSD erogato dalle regioni ad integrazione del REI
  • Sostegno all’affitto per un anno per i neo-SD
  • Accordi con proprietari immobiliari
  • Livelli essenziali (accesso, presa in carico e progetto personalizzato) anche per le PSD
  • Housing first
  • Accoglienza diffusa in città (piccoli centri di accoglienza da 15/20 persone)
  • Orientamento al lavoro presso le accoglienze per senza dimora
  • Bilancio delle competenze

Target groups (profili emergenti delle PSD) (4):

  • Migranti umanitari (rifugiati, richiedenti asilo, diniegati) e irregolari
  • PSD croniche e anziane
  • Giovani senza dimora
  • Lavoratori poveri nel fiore dell’età (45enni) e in età da pre-pensionamento (55 enni) (italiani e stranieri)
  • Ex detenuti
  • Persone con disagi mentali o dipendenze
Note:

1 Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Regno Unito. Svezia

2 Dati Eurostat

3 Per persone in grave esclusione abitativa (severe housing deprivation) si intende persone che vivono in abitazioni umide, con tetto gocciolante, senza doccia, senza servizi igienici al coperto, con scarsa luce naturale

4 Micro Osservatorio sulle Persone Senza Dimora – Monitoraggio fio.PSD 2017

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2 Comments

  1. Paulo

    Mi interrogo se l'Europa avere un posto PER MIGLIAIA di rifugiati molti problemi economici e allora perché non hanno posti per gli Europei…

    Rispondi
    • admin

      I wonder why do you waste your time writing racist nonsense on this blog?

      Rispondi

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