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Il Fatto Quotidiano – 30 agosto

Senza fissa dimora, da gennaio 241 morti: “I programmi di governo diano ascolto ai loro diritti, che sono negati”

A dirlo sono i dati diffusi dalla Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora. Il trend è in peggioramento: nel 2020, i clochard morti erano stati 208, lo scorso anno 246. Nel 2022, solo ad agosto hanno già quasi superato il “record” dell’anno passato

Dal primo gennaio al 28 agosto sono morte 241 persone senza fissa dimora. Di questi 64 sono italiani, gli altri arrivano da ogni parte del mondo: Pakistan; Marocco; Romania; Bulgaria; Tunisia; Polonia; Liberia; Francia; Gambia; Colombia; Olanda; Cina; Usa. Si muore al Nord come al Sud – non c’è differenza – in inverno ma anche d’estate: il confronto tra le stagioni mostra che  61 son stati i decessi a maggio/giugno contro i 57 di gennaio/febbraio. Ad agosto i morti sono stati 25.

È la strage degli invisibili. Eppure sono lì, sui marciapiedi, nei parchi, nelle case abbandonate delle nostre piccole o grandi città. Non si tratta di un fenomeno specifico delle metropolitane. A dirlo sono i dati diffusi dalla Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, che ha lanciato un appello: “Siamo all’inizio della campagna elettorale, queste persone sono titolari di diritti che vengono costantemente negati:  salute, residenza, documenti, voto. Inserire nei programmi di governo una particolare attenzione a loro – ci spiega la presidente Cristina Avonto – è un dovere di tutti nei confronti di queste persone ma anche della collettività, è cosa pubblica!”. Si registrano decessi a Genova, a Trieste, a Milano così come a Foggia, Bari, Roma, Firenze ma anche a Trezzano sul naviglio; Crema; Gavardo; Legnago; Pietra Ligure o Aprilia.

Per strada il maggior numero di morti (46 persone). Seguono poi i luoghi naturali: fra boschi, campi, pinete, fiumi e mare se ne contano 39. In automobile sono in tutto 7, in carcere 6. E la gente muore anche nei sottoscala, nei parcheggi, sotto i cavalcavia, nelle in stazioni, baracche, casolari o case abbandonate. Le cause di morte parlano chiaro: 73 malore; 20 investiti da auto o treno; 19 vittime di violenza; 16 per overdose; 14 per annegamento; 14 di ipotermia e infine 12 suicidi. Sono uomini – la maggior parte – ma si registrano anche donne. L’età media è di 47 anni. Nel 2022, il più giovane che è finito nell’elenco è un siriano di 17 anni, ritrovato ad Agnadello (provincia di Cremona), asfissiato in un container.

I dati sono in peggioramento: nel 2020, i clochard morti erano stati 208, lo scorso anno 246. Nel 2022, solo ad agosto hanno già quasi superato il “record” dell’anno passato. Alessandro Pezzoni, vice presidente di Fiopsd e collaboratore di Caritas Ambrosiana: “Finalmente le istituzioni pubbliche stanno lavorando in termini di programmazione senza vedere solo l’emergenza. Negli ultimi cinque anni non sono nemmeno mancate le risorse. I piani freddo sono migliorati. Casa Jannacci a Milano resta aperta tutto l’anno. Certo, d’estate i posti non sono sufficienti”. Ma il problema vero è un altro: le carenze dei servizi psichiatrici che non sono attrezzate per incontrare chi sta per strada. Dobbiamo intervenire su quel segmento che riguarda la salute mentale”.

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