Legge contro lo spreco alimentare

Con 277 voti a favore, nessun voto contrario e 106 astensioni, la Camera dei deputati ha approvato il 17 marzo 2016 il testo unificato delle proposte di legge contro lo spreco alimentare: “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi” (vedi Camera dei Deputati)

Diciotto articoli, per combattere lo spreco alimentare e snellire tutte le procedure burocratiche che fino a oggi rendevano difficoltoso donare i prodotti alimentari o farmaceutici invenduti a chi ne ha bisogno.   Il provvedimento dovrà passare ora all’esame del Senato.

Abbiamo chiesto un commento a Francesco Marsico (Responsabile Area Nazionale di Caritas Italiana) e Marco Lucchini (Direttore Fondazione Banco Alimentare)


di Marco Lucchini

Direttore Fondazione Banco Alimentare

La riduzione dello spreco alimentare è una sfida sempre più importante nell’attuale

contesto di crisi economica globale, di mercati instabili delle commodity agricole, di nuovi problemi di povertà alimentare anche nei paesi avanzati e di crescente consapevolezza ambientale. Come poter attuare strumenti efficienti ed efficaci al fine di ridurre gli sprechi è oggi al centro di un ampio dibattito cui partecipano cittadini, realtà sociali, imprese, policy-maker e studiosi.

L’obiettivo della proposta di legge Gadda è fare chiarezza e dare uno scopo a questa nobile azione: favorire il dono di ciò che abbonda per chi non può partecipare a una delle leggi fondamentali dell’economia, quella della domanda e dell’offerta. Infatti pur avendo una forte domanda non può offrire nulla in cambio. Innanzitutto dicevamo chiarezza: dare alle parole il loro valore. Ad esempio distinguere l’eccedenza dallo spreco, lo spreco dagli scarti, lo spreco in ottica sociale dallo spreco in ottica ambientale, lo stadio del consumo dagli stadi a monte. Questo esercizio ha permesso di stabilire la priorità dell’utilizzo del cibo che è recuperato: dono alle persone indigenti. Poi ovviamente se non si può fare diversamente anche per animali, bioenergie, compost.

La chiarezza è anche avere un quadro organico e completo di tutte le norme esistenti ma disperse in più testi di legge. Nel nuovo Testo Unico sono state riportate tutte, è stata fatta una verifica di coerenza tra i vari articoli e aggiornati altri. Questo può sembrare scontato e poco incentivante ma sono sicuro che invece sarà uno dei fattori vincenti. Così come la quasi totale assenza di rimandi a regolamenti attuativi, che spesso, per i lunghissimi tempi di realizzazione e per incompletezza degli stessi, rendono vane le leggi approvate. Se fosse già legge sarebbe applicabile e utilizzabile da subito. La Legge mette anche in evidenza che chi decide di donare è facilitato negli atti amministrativi rispetto a chi preferisce distruggere. Facilità la collaborazione con il mondo agricolo nel recupero dei prodotti rimasti in campo (una sorta di nuova spigolatura di medioevale memoria).

E proprio perché ha come scopo favorire il dono non ha nessun articolo che obbliga o sanziona chi non aderisce. Questa decisione, a differenza della legge Francese, nasce dalla consapevolezza, acquisita dall’on. Maria Chiara Gadda nel dialogo con le strutture caritative che necessitano del cibo per sfamare coloro che accolgono, ma che non riescono a gestire tutto il potenziale recuperabile. Per il fresco, surgelato o il cotto occorrono mezzi e strutture idonee, occorre anche modificare il tipo d’intervento verso i poveri. Il tipico “pacco famiglia” distribuito periodicamente non permette di utilizzare molti degli alimenti freschi che potrebbero essere messi a disposizione. Occorre dare del tempo perché accresca una fattiva collaborazione con la filiera agroalimentare, i benefattori e le istituzioni al fine di strutturare meglio il recupero, considerando anche che il cibo ha la necessità di mantenere livelli igienico sanitari adeguati.

Mi auguro che il Senato colga il percorso fatto in questo anno e non si faccia prendere da manie di protagonismo modificando la ratio di questa proposta di legge e del metodo che è stato adottato. Credo che si possa affermare che è una legge sussidiaria e che potrà dare benefici non solo ai soggetti più direttamente coinvolti ma a tutta la società, contribuendo certamente a migliorare l’impatto ambientale sia naturale che di solidarietà e convivenza civile tra gli uomini e le donne nel nostro Paese.


di Francesco Marsico

Responsabile Area Nazionale di Caritas Italiana

Una legge sul recupero degli eventuali sprechi nella filiera dei prodotti alimentari è un valore in se per un paese come il nostro che deve ripensare il suo futuro. In questo ambito già la cosiddetta legge del buon samaritano del 2003 era intervenuta per semplificare la normativa e rendere possibile la donazione di prodotti alimentari, ma occupandosi solo della parte finale della filiera e delimitando i soggetti cosiddetti cessionari, vale a dire riceventi.

La legge Gadda ha il pregio di essere una legge di sistema, che non si limita a regolare questa o quella fase ma di “ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione”, affidando quindi una responsabilità diffusa da una parte e offrendo semplificazioni amministrative e agevolazioni ai soggetti coinvolti.

Altri elementi positivi sono una logica di disseminazione di buone pratiche presente nel testo, affermata attraverso l’istituzione di un fondo nazionale per progetti innovativi finalizzati alla limitazione degli sprechi e all’impiego delle eccedenze, nonché un tavolo di coordinamento promozionale e di monitoraggio.

E’ ormai consapevolezza diffusa che tutti i cambiamenti, tanto più di cultura gestionale, non si realizzano solo attraverso una legge pure ottima, ma con processi graduali e incrementali che sappiano indicare con chiarezza la direzione di marcia.

Un’ultima questione: ovviamente la povertà non si sconfigge con un pasto o un pacco viveri; ma una mensa o un centro di aiuto che da’ una mano in un periodo di difficoltà, crea legami, ridà fiducia. Un pasto da solo non cambia la condizione di una persona o famiglia povera;  è un salvagente in un momento di difficoltà: ti fa stare a galla, evita che si sprofondi e da lì si può cercare di ritrovare l’approdo.

La povertà si combatte con misure legislative adeguate, ma una comunità territoriale capace di darti subito una mano, anche attraverso un pasto e un po’ di aiuto immediato, è un valore da promuovere e una sfida da affrontare.