Il progetto

Rimini cambia:  il comune investe sull’Housing first

 

Dalla città simbolo delle vacanze estive, uno bel regalo di Natale per chi sta in fondo alla scala sociale. Il 24 dicembre il comune di Rimini ha infatti dato via libera a un progetto triennale di Housing first, finanziato con oltre 200 mila euro fino al 2016 (22,5 mila euro per il 2014, 90 mila all’anno per 2015 e 2016). L’obiettivo è favorire il rapido inserimento abitativo di persone senza dimora presenti nel territorio riminese e segnati da forme di disagio psico-sociale.

«Nel 2012 alla Caritas di Rimini ci fu un convegno dedicato al tema dell’emergenza abitativa – spiega Gloria Lisi, vicesindaco e assessore a welfare, politiche di integrazione, socio-sanitarie e abitative –. In quella sede Fio.psd ci lanciò alcuni spunti su come cambiare il nostro approccio, di tipo assistenzialistico-emergenziale, basato sui dormitori ma anche su percorsi d’inserimento abitativo temporanei. Inizialmente ero molto perplessa sul tema dell’Housing first: in un periodo in cui molte famiglie sono in difficoltà, avevo paura di non affrontare correttamente l’emergenza casa a tutti i livelli, investendo così tante risorse sulla sola questione dei senza dimora».

A Rimini, come nel resto d’Italia, è in poderoso aumento il numero di persone che rischiano di perdere la casa. In città, stando a dati ufficiosi, ci sarebbero un centinaio di senza dimora, molti con una mobilità frequente. Sono invece decisamente meno gli homeless presenti nel territorio da almeno quattro anni e alle prese con problemi psichici, cui il progetto è rivolto. «La svolta è stata a Dublino – spiega il vicesindaco –, quando furono presentati vari progetti e sperimentazioni di Housing first condotte in altre città europee, per esempio Lisbona, anch’esse a forte vocazione turistica. Abbiamo quindi intrapreso un percorso di passaggio dal welfare assistenziale a un “welfare della capacità”, che mette al centro la persona, la valorizza e ne fa un soggetto attivo, cui noi mettiamo a disposizione gli strumenti per poter abbandonare la condizione di marginalità. Responsabilizzare una persona che abita in strada da tanto tempo e in situazioni psichiche molto precarie, dandole le chiavi di un alloggio, significa ridarle dignità, reinserendola nel tessuto sociale da cui è esclusa. E spesso neanche vista».

Il progetto partirà quest’anno con cinque alloggi, che aumenteranno almeno fino a dieci nel biennio 2015-2016. Simbolicamente, il primo stabile in cui verranno ricavati spazi dedicati all’Housing first è un bene sequestrato alla mafia, che sorge in zona Marina centro, a ridosso del mare. Gli altri alloggi saranno sparsi per la città, integrati nel contesto residenziale, e gli inquilini dovranno compartecipare al pagamento dell’affitto e delle spese, seguiti da un’équipe multiprofessionale per un costante supporto sociale, psicologico e legale

Deliberato il progetto, resta il nodo degli alloggi da reperire in città: «Finora – ammette Lisi – non siamo stati abbastanza bravi da stimolare il mercato privato. Avere una forte vocazione turistica significa anche avere affitti molto alti, specie in estate, e molte case sfitte. Da noi circa 15 mila. Non c’è penuria di abitazioni, ma una certa ritrosia dei proprietari privati nel concedere i propri alloggi, a causa della preoccupazione per l’attuale situazione economica e per l’elevato numero di sfratti. Abbiamo aperto nei mesi scorsi uno Sportello per l’abitare, per cercare di unire domanda e offerta. Vedremo se la seconda saprà crescere, per rispondere almeno in parte alla prima».