Partecipanti:

Andrea Romano (La Rete, Brescia; direttivo fio.PSD), Sabrina FLOCCO (Antonianum, Bologna; Centro di Ascolto, Mensa, Guardaroba, Servizi individualizzati e progetto di transizione abitativa), Elena NICOLETTI (CdA Caritas, Rimini), Stefania ZEDDA (Il melograno, Area Senza Dimora, Genova); Dario CONDELLO (Cooperativa REM, Chioggia, Housing First, Tenda di Sara e Dormitorio), Marco TONDINI (Caritas Vicenza); Luca CORINALDESI (Coop Gemma, Ancona; centro di pronta accoglienza), SCASCA (Cos Marche di Ancona, inserimenti lavorativi, carceri, …), Luca CARNEVALI, (coop la Gemma di Ancona, PSD centri di accoglienza), Alessandro RADICCHI (Europe Consulting, Binario 95 Roma Termini, Help Center, Rete ONDS; servizi sulla marginalità, front office per ufficio immigrazione del Comune di Roma, osservatorio sperimentale sulle marginalità sociali, Antology, connessione servizi per PSD), Giuseppe DARDES (fio.PSD)

Prima fase

Introduzione di Andrea ROMANO e giro di presentazione per accogliere i nuovi inserimenti e raccontare i cambiamenti nell’assetto del gruppo. Viene ricostruito, in modo sintetico, il percorso, la raccolta di esperienze effettuata nel tempo, le buone prassi e gli elementi di criticità. Andrea condivide il ringraziamento a Girolamo per la sua conduzione e per il lavoro sulle mappe. Senz’altro l’obiettivo di arrivare alla scrittura del documento resta la più difficoltosa.

Seconda fase

Viene richiamato l’obiettivo finale del lavoro di questo gruppo: l’aggiornamento delle linee d’indirizzo per quanto concerne i sistemi di accoglienza.

Si sceglie di ripartire dalla lettura delle Linee d’indirizzo per “misurare” la distanza e/o la congruità di quanto contengono rispetto allo scenario che il gruppo ha fatto emergere lungo il lavoro di questi mesi.

Considerazioni del gruppo:

  • le Linee d’indirizzo rischiano di ridursi a meri contenitori per un problema in cui la domanda sembra apparire sempre superiore all’offerta. Si ricorda che meno della metà delle persone che vivono in strada riesce a trovare accoglienza per la notte nel momento in cui la cerca.
  • non esistono a livello nazionale “regole di ingaggio” e disciplinari di intervento comuni e condivisi per questo tipo di strutture e spesso, anche a livello territoriale, ciascuna struttura tende a organizzarsi con regole proprie sulla base delle proprie disponibilità di risorse e di esigenze organizzative (se hai convenzioni istituzionali le regole sono date dal bando)

Proposte operative

  • analizziamo quali sono le regole d’ingaggio in alcuni centri e facciamo una verifica su questi prima di elaborarne di nuove
  • distinguiamo tra sistemi istituzionali, formali e informali
  • valutiamo quali sono i livelli di condivisione per l’intervento con le persone
  • approfondire l’esperienza di Genova dove è stato attivato un processo di condivisione di un sistema di accoglienza, cosa diversa dal condividere una strategia di accoglienza. Occorre spingere sulle altre amministrazioni perché si dotino di un sistema di accoglienza.
  • la condivisione delle metodologie di accoglienza, ma anche delle azioni operative, è un principio chiave che appare irrinunciabile. Nella stessa città servizi che non si parlano sono servizi che possono diventare inutili. Condividere vuol dire anche comprendere il territorio, conoscerlo, interrogarlo e inserirlo all’interno delle strategie di accoglienza.
  • chiarire la distinzione tra Housing First e Housing Led nelle Linee d’indirizzo

Condivisione di esperienze locali per riflettere su aggiornamento delle Linee d’indirizzo rispetto ai Sistemi di Accoglienza:

  • esempio positivo di Chioggia, che rivela l’applicabilità di un sistema di accoglienza ma con i limiti di “replicabilità” dati dalle dimensioni contenute della cittadina
  • occorre fare i conti, nella maggior parte dei territori, soprattutto quelli delle città più grandi, con una domanda incredibilmente maggiore dell’offerta. Occorre pensare ad una diversa strategia di accoglienza in funzione della città. Nelle piccole città, come Chioggia, sembra più facile applicare HF che in grandi città. Per rispondere al tema della diversa strategia, in diverse città, si potrebbero definire degli indicatori di applicabilità dell’accoglienza costruiti in funzione di determinati valori identificativi del contesto cittadino. In funzione di quelli si potrebbe dare un indirizzo sul modello da utilizzare.
  • su Roma si segnala l’esperienza dell’ufficio Housing nel comune di Roma. La stessa Caritas potrebbe valorizzare la sua offerta di accoglienza migliorando ulteriormente i suoi spazi per dare dignità alle persone accolte. Il paradigma può essere Housing First ma… come ci arriviamo?È necessario, pertanto, che i sistemi orientati ad un approccio Housing Led rivedano e riorganizzino le proprie strutture di accoglienza notturna esistenti in funzione dell’obiettivo di garantire a tutte le persone accolte, una sistemazione alloggiativa stabile e non istituzionalizzante entro tempi ragionevoli, che possono essere quantificati in circa tre mesi. (periodo, attualmente, non realistico). Radicchi suggerisce di approfondire lo scarto tra domanda e offerta di servizi su Roma. La stima attuale è di 678 posti in accoglienza notturna a fronte di 16mile persone che chiedono un posto letto. Di questi circa 11 mila sono PSD e 5mila sono migranti (che hanno la possibilità di accedere a 2mila posti del sistema SPRAR)
  • nella città di Ancona sono accolte 320 ogni anno ma sono circa 1.000 le richieste respinte nello stesso arco di tempo. In tutto il territorio delle Marche è assicurata un’ospitalità per 90/100 persone e le richieste inevase sono circa 300 ogni anno.

Proposte operative

  • occorre pensare a sistemi ibridi dove Housing First rappresenti la prospettiva da raggiungere nel tempo (una sorta di fratello bello, fratello maggiore) ma contemporaneamente si deve trovare il modo di gestire dei sistemi di accoglienza che non facciano sconti al set di valori condivisi (e in gran parte sovrapponibili a quelli presenti nel modello Housing First)
  • si potrebbe chiedere a fio.PSD di strutturare una mappatura nazionale della domanda / offerta di posti letto, analizzando cosa succede in tutte le città, per poi magari far convergere i dati su uno strumento comune di raccolta. La fio.PSD, in prospettiva, potrebbe candidarsi a dare in tempo reale il numero delle PSD in Italia, e potrebbe fornire agli associati una “cassetta degli attrezzi” tra cui, oltre a libri, manuali e altro, ci sia anche un software per la registrazione dei dati con diversi moduli dedicati alle varie esigenze: Notturni, Diurni, Mensa, etc (esempio: Anthology oppure SIS della Caritas Roma).
  • si ricorda l’opportunità di valorizzare anche la collaborazione con Caritas Italiana e poter immaginare con loro un percorso per l’adozione del software OsPo Web (Osservatorio delle Povertà e delle Risorse)
  • partiamo dalla nostra parzialità, allarghiamo lo sguardo sul sistema di accoglienza, noi ne condizioniamo una parte ma non siamo il tutto, evitiamo di schiacciare tutto sulla struttura
  • attenzione perché si sta recuperando il valore e il protagonismo della comunità ma in senso negativo! Siamo tirati dentro dai soggetti della comunità ma per fare da bersaglio e da ammortizzatore sociale: “Quando hai fatto 2 riunioni di condominio pensi ok ho dato!altrimenti andavo a fare il domatore di leoni”.
  • si svolge il ruolo di ammortizzatori delle paure mentre all’interno del sistema di accoglienzasi immagina di rispondere ad un mandato diverso e specifico. Bisogna essere legittimati a fare un lavoro di comunità!
  • questo lavoro di mediazione comunitariaporta via molto tempo al lavoro con gli ospiti, noi oggi lavoriamo “peggio” a causa di questo clima!
  • a fio.PSD oggi si chiede di elaborare e condividere una cassetta degli attrezzi per il lavoro di comunità, con approfondimenti sulla comunicazione e la mediazione territoriale con la comunità. Dovrebbe far circolare tra i soci queste attenzioni.
  • si tratta di ricordare che sono cambiati i destinataridei sistemi di accoglienza. Se hai a che fare con detenuti, tossicodipendenti, PSD, i destinatari sono almeno due: loro e i vicini di casa, i contesti in cui sono inseriti! Questo tipo di lavoro, che ha anche un carattere preventivo, caratterizza tutti i servizi della marginalità sociale.

Prossimo incontro: 26 ottobre 2018