Considerazioni e domande aperte emerse dal confronto

  • Come tenere insieme persone con storie e vissuti molto diversi? Quanto i servizi sono in grado di strutturarsi e rinnovarsi in relazione ai bisogni delle persone e quanto invece prevalgono ragioni organizzative e contrattuali? Come riuscire a cogliere le provocazioni della realtà?
  • Dalle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia(d’ora in poi Linee d’indirizzo) emerge che la metà delle PSD che fanno richiesta di servizi notturni non vi accedono per mancanza di posti (ad esempio: a Roma su 9.000 PSD trovano una collocazione la metà). In una logica di Housing First/Housing Led (d’ora in poi HF e HL) i dormitori dovrebbero essere strutture che rispondono all’emergenza abitativa in funzione di una ricollocazione della persona in servizi maggiormente personalizzati. La realtà dei servizi è decisamente diversa. Le permanenze nelle strutture notturne (dormitori) vanno ben oltre l’indicazione contenuta nelle Linee d’indirizzo(pochi mesi) e le accoglienze in appartamenti (alloggi protetti, convivenze, HF, HL, ecc) sono numericamente insufficienti, sature e spesso prive delle risorse e delle competenze necessarie a garantire un’evoluzione della situazione ed il turnover.
  • I servizi tendono ad omologare ed uniformare le risposte. La differenziazione e la diversificazione dell’offerta in relazione ai bisogni reali delle persone nonché la tempestività degli stessi migliorerebbero l’efficacia degli interventi evitando adattamenti al ribasso e peggioramenti delle condizioni di vita delle persone.

Occorre:

  • costruire alleanze con vari soggetti e integrare gli interventi per far fronte alla complessità e alla multi-problematicità delle situazioni
  • far appello alla sperimentazione ed alla creatività per uscire da situazioni di empasse e/o dove l’approccio abituale non ottiene i risultati attesi. In alcuni territori il mercato immobiliare pubblico e privato pare non rispondere più alle richieste di case dei servizi e delle PSD
  • La maggior parte degli attuali servizi notturni non risponde a determinate categorie di utenza. Le coppie senza dimora spessissimo non trovano collocazioni se non separatamente, idem per i possessori di animali. Anche i lavoratori, in particolare coloro che lavorano di notte o sui turni, hanno difficoltà a trovare pernottamenti che gli consentano di mantenere il lavoro.
  • L’approccio per cui “adattati al posto che c’è oppure te ne stai in strada” o l’automatismo per cui per chi è in strada la soluzione ovvia è il dormitorio per quanto diffusa ha in sé dei limiti ormai evidenti.
  • Due esperienze lavorano sull’elaborazione di una risposta più efficace e adatta all’utenza:
    • Bologna: dove sono stati aperti dormitori di piccole dimensioni, con orario H24, i posti sono tutt’ora pochi e insufficienti ma si tratta di una sperimentazione innovativa
    • Piacenza: dove sono presenti dormitori piccoli, per 8/10 persone, cui si accede previo filtro e definizione di un progetto personalizzato da parte del Centro di Ascolto. Ciò consente di avere attenzione all’aspetto relazionale, favorisce la conoscenza e lo scambio tra ospiti, e tra ospiti e operatori, nonché la stipula di un “contratto”. Inoltre sono stati aperti appartamenti in convivenza con un supporto “leggero” di un educatore

 

  • Sistemi di valutazione. È diffusa la raccolta dei dati (prestazioni erogate, ecc), poco diffusa la valutazione degli interventi educativi (ad esempio sul raggiungimento degli obiettivi).
    • Quali strumenti?
    • Quale utilità percepita?
    • Come cambia il mio lavoro?
    • Da approfondire le esperienze di Casa della Carità di Milano e dell’Antoniano di Bologna.
  • Partecipazione degli ospiti nei servizi.
    • Quali dispositivi?
    • Perché favorire la partecipazione?
    • Come cambierebbe il mio lavoro e l’organizzazione del mio ente?

 

Prossimo incontro: 9 marzo 2018 a Roma presso Opera Don Calabria. Dalle ore 11:00 alle 16:30