Dopo la Consultazione ministeriale con le parti sociali e le organizzazioni del terzo settore, di cui fio.PSD fa parte, la Rete della protezione e dell’inclusione sociale ha approvato il 22 marzo il Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà

Il Piano è uno strumento di programmazione per l’utilizzo delle risorse della quota del Fondo Povertà (art. 7 comma 2 del D.Lgs. 147 del 15 settembre 2017, detto decreto REI) che dedica uno spazio preciso alle azioni di contrasto alla Homelessness (art. 7 comma 9): 20 milioni per interventi destinati alle persone senza dimora

Due le novità fondamentali(come specifica il Comunicato del MLPS):

  • la stabilità dei finanziamenti;
  • l’aggiunta di nuove risorse che consentiranno di spendere, entro il 2023, fino a 100 milioni di euro per il contrasto alla Homelessness
Un aspetto fondamentale che teniamo a sottolineare è che per essere finanziati, gli interventi e i servizi per le PSD dovranno essere conformi alle Linee di Indirizzo ministeriali del 2015 per le quali fio.PSD ha svolto il ruolo di segreteria tecnica. Per quanto riguarda la ripartizione delle risorse ai territori avverrà con la medesima logica dell’Avviso 4/2016 (il 50% a 7 città metropolitane e il 50% alle Regioni che potranno integrare le risorse, presentare progetti o delegare agli ambiti con presenza di PSD significativa)

Comunicato del Ministero

Inclusione sociale: al via il Piano per gli interventi e i servizi sociali contro la povertà

22 marzo 2018

​Pronti 300 milioni di euro già nel 2018; a regime saranno più di 700 milioni l’anno le risorse stabili a disposizione dei territori per il sostegno ai più bisognosi

La Rete della protezione e dell’inclusione sociale -organismo presieduto dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e che riunisce gli assessori regionali e di alcuni comuni individuati dall’ANCI, responsabili territoriali delle politiche sociali- ha approvato oggi il Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà. Prima dell’approvazione la Rete ha incontrato i rappresentanti delle parti sociali e degli organismi del terzo settore impegnati in attività di lotta alla povertà che hanno tutti manifestato apprezzamento per i contenuti del Piano e per le modalità del confronto che hanno portato alla sua definizione.

Il Piano rappresenta il primo strumento programmatico per l’utilizzo della quota del Fondo povertà destinata al rafforzamento degli interventi e dei servizi territoriali per i beneficiari del Reddito di inclusione (REI) e rappresenta un passo essenziale per il funzionamento efficace della nuova misura di contrasto alla povertà.

Per la prima volta dalla riforma del Titolo V della Costituzione, gli interventi e i servizi sociali acquisiscono la natura di Livelli essenziali delle prestazioni. “È un passaggio epocale -sottolinea il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti- reso possibile da una disponibilità stabile di risorse che finalmente permette di rafforzare i servizi territoriali, anche attraverso l’assunzione di nuovi assistenti sociali che saranno impegnati nella realizzazione degli interventi, e di tendere alla loro armonizzazione, individuando specifici obiettivi da garantire uniformemente nel Paese”.

Le risorse

Il Fondo Povertà, infatti, diversamente da tutti i precedenti fondi di natura “sociale”, è permanente e stanzia per i servizi circa 300 milioni di euro nel 2018 che salgono a 470 milioni dal 2020 e per gli anni successivi. Con le risorse comunitarie per le politiche di sostegno alle persone più deboli ed a quelle in povertà estrema, i territori potranno contare a regime su più di 700 milioni di euro l’anno. Una cifra che per la prima volta consente di raccogliere la sfida del rafforzamento e del ripensamento organizzativo dei servizi per far fronte ai compiti che sono chiamati a svolgere, in un contesto in cui la spesa per i servizi territoriali di contrasto alla povertà è bassa (il 7% della spesa totale per i servizi sociali) ed estremamente eterogenea (dagli oltre 30 euro pro-capite nelle regioni in cui si spende di più ai meno di 2 euro di quelle in cui si spende meno).

Il REI e i livelli essenziali delle prestazioni

Il decreto legislativo istitutivo del REI fissa i livelli essenziali delle prestazioni in maniera da accompagnare la famiglia in tutto il percorso nei servizi, dal momento della richiesta delle informazioni all’auspicato affrancamento dalla condizione di povertà. Le funzioni coperte sono quindi quelle dell’accesso ai servizi, della valutazione della condizione di bisogno, della progettazione personalizzata e dell’individuazione dei sostegni per il nucleo familiare e degli impegni assunti dai suoi membri.

Quanto all’accesso ai servizi, l’obiettivo individuato del Piano prevede l’attivazione di un numero congruo di Punti per l’accesso al REI, in generale uno ogni 40mila abitanti, tenendo però conto da un lato delle città metropolitane e dall’altro dei comuni piccoli, che hanno esigenze diverse. Si tratta di uffici chiaramente identificati nel territorio, in cui i cittadini possono ricevere informazioni, consulenza, orientamento e, se necessario, assistenza nella presentazione della domanda.

Se il REI viene riconosciuto, gli interventi vengono definiti attraverso una valutazione multidimensionale, che consiste in un’analisi dei fattori di vulnerabilità della famiglia e identifica i possibili percorsi verso l’autonomia. È il perno attorno a cui ruota tutto l’impianto di attivazione e inclusione sociale ed è la funzione tipicamente svolta dal servizio sociale professionale, il cui rafforzamento è fondamentale per il buon funzionamento della misura. Il Piano punta infatti ad assicurare, nel primo triennio di attuazione del REI, almeno un assistente sociale ogni 5mila abitanti.

I progetti personalizzati di sostegno e reinserimento

A conclusione della valutazione multidimensionale, si definisce il progetto personalizzato, che definisce gli obiettivi generali e i risultati attesi da raggiungere tramite specifici sostegni, assicurati dai servizi, ed impegni che il nucleo famililare fa propri. Impegni che condizionano l’erogazione del beneficio e definiscono le opportunità per affrancarsi dalla condizione di bisogno. Si tratta, in concreto, di partecipazione a tirocini per l’inclusione, assistenza domiciliare, sostegno socio-educativo, sostegno genitoriale, mediazione culturale, pronto intervento sociale, ecc. In particolare, il Piano prevede che almeno uno di questi servizi sia attivato ogni qual volta si presenti una situazione di bisogno complessa. Inoltre, si prevede l’attivazione di percorsi di sostegno alla genitorialità quando nel nucleo familiare sia presente un bambino o una bambina nei primi mille giorni della sua vita: un intervento che tiene conto di una delle fasi più delicate dell’esistenza, in cui la presenza di specifici fattori di rischio può avere effetti duraturi così come, viceversa, risulta avere maggiore efficacia in quanto precoce e di natura preventiva.

I piani regionali

Il Piano nazionale dovrà ora essere approvato dalla Conferenza Unificata (Governo-Regioni-Comuni) per poi aprire la strada ai successivi Piani regionali, attraverso i quali ciascuna regione indicherà gli specifici rafforzamenti da prevedere nei propri territori.

In particolare sarà compito dei Piani regionali disciplinare le forme di collaborazione e cooperazione tra i servizi che permettano di progettare unitariamente, di lavorare sulle diverse dimensioni del benessere dei beneficiari, di fare regia sul territorio, rafforzando il lavoro di rete. Due sono le condizioni poste dal Piano: che gli ambiti di programmazione dei comparti sociale, sanitario e delle politiche del lavoro siano resi omogenei a livello territoriale; che nella programmazione e realizzazione degli interventi si tenga conto delle attività del Terzo Settore impegnato nel campo delle politiche sociali.