Housing First, letteralmente “prima la casa”, nasce negli Stati Uniti intorno agli anni Novanta e prevede il passaggio diretto dalla strada alla casa per persone senza dimora croniche e con disturbi mentali. Alla persona che vive in strada o in dormitorio viene offerta la possibilità di entrare in un programma di inclusione sociale che parte proprio dalla casa. Ce ne parla Cristina Avonto, presidente di Fio.PSD

In quali paesi e in quali situazioni viene adottato Housing First? A chi si rivolge?

In poco più di 20 anni, HF si è diffuso in molti paesi come Canada, Australia ed Europa. In particolare, dopo il 2012 una larga sperimentazione del modello si è diffusa in Francia, Spagna, Belgio, Finlandia, Paesi Bassi, Danimarca Norvegia, Polonia, Svezia, Gran Bretagna, e dal 2014 anche in Italia con il lancio del Network Housing First. Ogni paese in Europa e nel mondo ha sposato i principi cardine dell’approccio (assicurare una casa e mettere la persona e i suoi bisogni, desideri, capacità e risorse al centro di una strategia di recovery – come si dice in gergo tecnico – ovvero di recupero di uno stato di benessere) adattando in maniera flessibile l’approccio al target group (cronici, persone sd over 65, persone senza dimora con dipendenze, persone senza dimora giovani, famiglie senza casa) e alle politiche nazionali

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