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    Data Comunicato: 
    05/19/2008

    Con i primi di Maggio 2008 diventa operativo il progetto sperimentale “Incapienti ma informati”, definito in collaborazione tra CAAF Cisl, Caritas Italiana e fio.PSD.

Bibliografia

Bibliografia di riferimento sul tema della grave emarginazione e delle persone senza dimora

  • AA.VV. (1993), Marginalità e società. Povertà estrema: istituzioni e percorsi a Milano, Franco Angeli, Milano.
    Numero speciale sul tema della povertà estrema in relazione alle istituzioni e ai percorsi possibili nella città di Milano della rivista Marginalità e Società, dedicata ai problemi del disagio, dell'emarginazione, dell'esclusione e della devianza sociale, indotti dai meccanismi sociali ed economici, nonché‚ dal riemergere-emergere delle vecchie e nuove povertà. La pubblicazione quadrimestrale è stata interrotta nel 1996.
  • Benassi D. (2003), Tra benessere e povertà, Franco Angeli, Milano.

    Perché esiste la povertà nelle società industrializzate? Quali sono i meccanismi sociali che producono condizioni di vita precarie? Qual è il ruolo del welfare state? Il volume cerca di dare una risposta a questi interrogativi sviluppando una riflessione sulla natura della povertà e del welfare ed elaborando una lettura attenta alla dimensione locale.
    Il welfare state si rivela così un elemento costitutivo della società locale condizionandola e venendone condizionato. La povertà, a sua volta, è un effetto del funzionamento dei generali meccanismi di strutturazione sociale che a livello locale generano integrazione sociale. Lo studio del nesso welfare-povertà, insomma, offre una fondamentale opportunità di comprensione delle culture e delle dinamiche sociali locali.
    Dopo la definizione dei concetti teorici e degli strumenti analitici, la parte empirica viene sviluppata attraverso la comparazione delle dinamiche tipiche di impoverimento e dei sistemi municipali di protezione sociale a Milano e Napoli. Le due città, pur appartenendo allo stesso sistema di regolazione nazionale, incarnano compiutamente il dualismo italiano tra nord e sud, consentendo di evidenziare il ruolo essenziale dei fattori locali nella costruzione del disagio sociale e degli strumenti per contrastarlo. Milano e Napoli si rivelano così profondamente diverse per quanto riguarda sia le dimensioni e le caratteristiche della povertà sia i significati legati alla condizione stessa di povertà.
  • Caritas Ambrosiana (1996), Barboni: per forza o per amore ?, Edizioni Gruppo Abele, Torino.
    Un testo ricco di spunti sia per i numerosi concetti approfonditi, sia per la lettura trasversale che viene data alla questione povertà estrema. Un quadro italiano introduce la questione per lasciare spazio ad una lettura europea del fenomeno. Un capitolo dedicato alle questioni aperte propone spunti di riflessione circa problemi e realtà che a distanza di quasi un decennio poco sembrano essersi modificate.
  • Caritas Diocesana Roma (1987), Essere barboni a Roma, Edizioni T.E.R., Roma.

    Una ricerca promossa dalla Caritas di Roma con il contributo dell’Assessorato ai servizi sociali della provincia di Roma. Uno studio interessante per il taglio sia in termini di approccio al fenomeno sia per la lettura che ne viene data. Il testo rivolto agli operatori ha tra i suoi destinatari anche coloro i quali sono interessati ad approfondire la questione della povertà estrema e la relazione con i servizi territoriali.
  • Ceri P. (2003), La società vulnerabile. Quale sicurezza, quale libertà, Editori Laterza, Bari.

    Siamo sempre più esposti all’incertezza, che sia quella del mercato del lavoro o quella della scena internazionale: sapremo mantenere la nostra libertà? Una riflessione originale e illuminante sul rapporto tra individuo e potere.
  • Francesconi C. (2003), “Segni” di impoverimento, Franco Angeli Milano.

    La povertà, così come si è venuta a delineare all'interno degli studi più recenti, non sembra più essere una condizione statica nel tempo ma è interpretabile solo in termini di "processo".
    Spiegarla nella sua dinamica processuale significa non solo sostenere che le situazioni dei soggetti sono instabili nel tempo, ma anche che le stesse si muovono lungo un continuum di fasi della vita fra loro assai diverse: di "caduta", di "risalita", di "ricaduta", ecc.
    Seguendo quest'ottica il volume si propone di offrire una lettura dei meccanismi che innescano i percorsi di impoverimento e degli step che precedono le forme di povertà più estrema.
    Centrale diventa, quindi, l'analisi della fase di vulnerabilità attraversata dai soggetti in più ambiti vitali per individuare le cause di rischio di scivolamento verso la povertà e che cosa non funziona nella gestione individuale, interpersonale e sociale della situazione critica vissuta.
    Attraverso una ricerca empirica di tipo socio-antropologico, che attribuisce rilevanza in particolare alla dimensione soggettiva , sono state così raccolte e presentate delle storie di casi e alcune "traiettorie biografiche" in cui si evidenzia da un lato la concatenazione di eventi destabilizzanti nella vita dei soggetti e dall'altro tutte quelle microfratture , spesso poco visibili e marginali, che risultano però determinanti al fine di comprendere la logica che porta all'insorgere di vere e proprie "derive". Nei racconti proposti vengono pertanto narrate le vicende e le esperienze sotterranee di uomini che quotidianamente possiamo incrociare senza, peraltro, riuscire a vedere e conoscere in modo esplicito i "segni" di impoverimento che caratterizzano i percorsi della loro esistenza.
  • Gui L. (1995), a cura di, L’utente che non c’è, Franco Angeli, Milano.

    Nelle nostre città, d'Italia e d'Europa, non è difficile accorgersi di una porzione di umanità spinta "all'estremo limite": il limite della tollerabilità fisica, il limite del disagio dell'abbandono, dell'isolamento dalle reti di relazioni sociali... nelle strade, nei treni, nei dormitori, nelle mense popolari, nelle case diroccate.
    E' la condizione che nel testo viene chiamata "emarginazione grave" e particolareggiata focalizzando l'attenzione sulla realtà delle persone senza dimora, per tentarne un'analisi ragionata e scientificamente attendibile.
    Esiste al contempo un variegato "mondo dei servizi" con i suoi assetti organizzativi, i suoi codici interpretativi, le sue prassi di intervento, il suo adattamento evolutivo all'ambiente.
    II libro raccoglie lo sforzo di descrivere e comprendere il rapporto fra queste due realtà. Si analizza l'intreccio, e più spesso il mancato incontro, tra il sistema dei servizi sociali e la realtà dei cittadini più emarginati, tentando di riportare alla visibilità delle istituzioni e dei servizi pubblici cittadini divenuti "invisibili" (mutuando un termine di Salvatore Caciola) che hanno perso i requisiti, e spesso la stessa volontà, di godimento dei propri diritti sociali ed il radicamento in un contesto comunitario locale.
    Riflettendo sulla realtà delle persone "alla deriva", sganciate dagli approdi di una vita "normale", si tenta qui di offrire una rilettura dei servizi sociali e sanitari in una prospettiva diversa dall'usuale.
  • Guidicini P., Pieretti G. (1988), a cura di, I volti della povertà urbana, Franco Angeli, Milano.

    Oggi si ritorna molto a parlare di povertà urbana. Si tratta forse di un residuo delle condizioni di degrado e di privazione massime nella città della prima industrializzazione, e mai totalmente debellate, oppure di qualcosa di nuovo? Un elemento sembra peraltro accomunale le ricerche condotte da più parti in questa direzione, e cioè la certezza che, dopo le grandi epoche di esplosione metropolitana, nuove condizioni di appiattimento, di incertezze e di bisogni vanno serpeggiando e riaffiorando con insistenza tra noi. Qualcosa di antico, a cui tuttavia si aggiungono nuovi elementi di negatività. E cioè il convincimento che il ruolo storico della città, come area della redenzione sociale, è definitivamente fallito: segno di una sconfitta che va ora toccando e coinvolgendo quote crescenti di popolazione e fasce e gruppi sociali fino a ieri estranei a questi fenomeni. La povertà non è più un elemento univoco e definitivo e i percorsi per esserne coinvolti sono innumerevoli e talora imprevedibili. La ricerca o, meglio, le ricerche a più dimensioni che compaiono nel presente volume cercano appunto di cogliere il senso di questa nuova situazione.
    Una situazione sempre meno riconducibile a un problema di quantità e sempre più orientata a cogliere le molteplici dinamiche che compongono il tessuto della povertà urbana oggi. Mai come ora, quindi, il concetto di "sociologia della povertà" appare adeguato: difficile risulta ogni tentativo di ricostruire il disegno unitario di un fenomeno che è ormai parte integrante di questa nostra città, e che le attuali filosofie di intervento non sembrano certo poter attenuare nell'immediato futuro.
  • Guidicini P., Pieretti G., Bergamaschi M. (1997), a cura di, Gli esclusi dal territorio. Comunità e politiche di welfare di fronte ai percorsi di impoverimento, Franco Angeli, Milano.

    Quello dell’esclusione sociale è un tema oggi ampiamente dibattuto, nelle sue varie espressioni e modalità di porsi, dove il riferimento alle povertà estreme diventa vieppiù ricorrente. C'è però un rapido modificarsi sotto i nostri occhi del fenomeno, sia perché cambia il modo di porsi della povertà, sia perché le soluzioni poste in essere in passato appaiono decisamente inefficaci. Nel volume che andiamo a presentare il problema delle povertà estreme viene letto in una diversa ed innovativa prospettiva da cui non possono non discendere nuove ipotesi di intervento. È il territorio, ed in particolare l'essere esclusi dalle relazioni spaziali nella loro specificità e radicamento vitale in un luogo ed in una realtà, a costituire gli snodi sostanziali di quelle che sono le vere esclusioni sociali. L'essere senza luogo e senza identità di gruppo costituisce presupposto imprescindibile per quella che può presentarsi come una pericolosa china verso l'esclusione sociale.
    L'intervento quindi non può prescindere da questa necessità di recupero del rapporto con un luogo ed una comunità. Prevenzione alla povertà estrema dunque come vittoria sull’esclusione sociale attraverso la ricomposizione di un rapporto perduto con il mondo delle relazioni primarie, di vicinato, di solidarietà di gruppo.
  • Landuzzi C., Pieretti G. (2003), a cura di, Servizio Sociale e povertà estreme. Accompagnamento sociale e persone senza dimora, Franco Angeli, Milano

    L'introduzione dell'approccio dell’accompagnamento sociale ha cambiato la visione del problema delle povertà estreme. Le persone in condizione di povertà estrema, che in Italia di fatto coincidono con le persone senza dimora, per anni sono state considerate dai servizi, non solo pubblici, come soggetti ai quali erogare benefits all'interno di un taglio assistenzialistico di tipo categoriale. L'approccio dell’accompagnamento sociale consiste invece nell'aiutare i soggetti coinvolti a sviluppare processi di maturazione e di crescita umana e sociale in cui è l’operatore lo strumento tecnico più efficace per l'intervento.
    Il volume, che raccoglie esperienze in materia accumulate entro il corso di laurea in Servizio sociale dell'Università di Bologna testimonia, tramite il contributo di autorevoli esperti, il cambio di scenario teorico: si scommette sempre più su di un recupero integrale della persona e su di un suo deciso reinserimento sociale. Ai tradizionali interventi viene affiancata un'azione educativa che può trovare, nel bagaglio professionale del Servizio sociale, una significativa declinazione. In ragione della sua impostazione il volume è destinato ai protagonisti del lavoro sociale, a coloro che sono impegnati nella formazione, agli assistenti sociali ed agli assistenti sociali specialisti che desiderano confrontarsi con un taglio che, se dimostra la sua efficacia nel lavoro con i senza dimora, può fornire utili contributi al lavoro sociale nel suo complesso.
  • Meo A. (2000), Vite in bilico. Sociologia della reazione a eventi spiazzanti, Liguori, Napoli.

    Cosa mai accomuna il genitore di un bambino disabile, una persona senza casa che vive in strada e un giovane tossicodipendente? Sono tutti individui che, sottoposti all’effetto “spiazzante” di situazioni difficili non codificate, si trovano a elaborare modalità di adattamento. Sono quindi alla ricerca di ruoli, norme, modelli culturali e criteri di orientamento al fine di trovare un nuovo equilibrio. La nascita di un figlio con handicap, l’approdo in strada e la caduta nella condizione di tossicodipendenza sono casi estremi di eventi spiazzanti e di rottura della biografia. Si tratta di eventi che assumono la valenza di una svolta radicale in quanto sconvolgono i modelli consolidati di comportamento, i modi adottati fino a quel momento di rappresentare se stessi e di interpretare la situazione. Richiedono un riorientamento cognitivo, una ristrutturazione degli schemi di azione, la definizione di nuove routine quotidiane, in altre parole capacità di coping. I casi presentati nel libro sono i risultati di tre indagini realizzate nel corso degli ultimi anni nell’area torinese. Muovendosi in un’ottica attenta agli aspetti processuali e multidimensionali dei fenomeni, l’analisi verte sull'impatto esercitato dagli eventi descritti sulla biografia e sulle modalità e strategie di reazione elaborate dai soggetti.
  • Pellegrino M., Verzieri V. (1991), a cura di, Né tetto né legge. L’emarginazione grave, le nuove povertà, i “Senza Fissa Dimora”, Ed. Gruppo Abele, Torino.

    Il testo si definisce un “patch-work” per come mette assieme frammenti di conoscenza concettuale ed altri di natura empirica, esperienze locali e letture trasversali e sovracittadine. Viene così offerto un quadro di confronto dove ritrovare le ragioni dell’operare e dell’operare secondo precisi criteri di qualità ed efficacia.
  • Pochettino G. (1995), a cura di, I senza fissa dimora, Piemme, Casale Monferrato (AL).
  • Rauty R. (1993), Homeless, povertà e solitudini contemporanee, Costa & Nolan, Genova.
  • Zupi M. (2003), Si può sconfiggere la povertà ?, Laterza Bari.

    Si può sconfiggere la povertà? A questa domanda cerca una risposta l'agile saggio di Marco Zupi - vice direttore del Centro studi di Politica Internazionale di Roma - che qui traduce in un linguaggio piano e "tira le somme" della sua attività scientifica e sul campo di economista politico specializzato in economia dello sviluppo e cooperazione internazionale. La lettura spazia da una breve storia della povertà in Occidente a un giro del mondo della povertà contemporanea in cinquanta pagine, per concludere con un'agenda di proposte quantomeno da meditare, in un momento in cui la comunità internazionale s'interroga su come affrontare il malessere dei paesi meno sviluppati, dal quale deriva parte dei "dolori" del mondo economicamente progredito.