Cosa può voler dire occuparsi di senza dimora e di povertà estrema in un paese in cui il reddito medio pro capite è pari ad un dollaro al giorno?

Eppure anche in una situazione di generale impoverimento, in una situazione spesso di precarietà alloggiativa, ci sono persone che anche qui sono marginalizzate, escluse, tenute lontane e stigmatizzate
Sono i cosiddetti “errants”, gli erranti, persone che vivono fuori dal contesto famigliare, che presentano molto spesso problemi di salute mentale, sono quelli che camminano e camminano (alla mia domanda “come si riconosce un errante?” la risposta è stata guardagli le scarpe!), che sono senza identità, e per questo sono anche coloro che sbagliano, sono in errore, hanno rotto il legame più sacro, quello della famiglia
In questo contesto un gruppo di medici e operatori sanitari (FMG), in collaborazione con una ONG italiana (CLMC) ha voluto iniziare una sfida: costruire un modello di presa in carico di queste persone che superi la sola medicalizzazione e rompa lo stigma che li mette ai margini come irrecuperabili*
Abbiamo lavorato intensamente, ospiti di un piccolo dispensario sanitario in una zona dell’interno, verdissima ma disperatamente povera
Abbiamo costruito insieme un nuovo modo per incontrare queste persone in strada, per capire i motivi che li hanno portati ad errare, per comprendere che non è sempre e solo il problema di salute mentale a disegnare le loro vite, ma che ci possono essere tante cause di sofferenza che allontano una persona da casa. Abbiamo definito che non li chiameremo più erranti, ma persone vulnerabili che vivono in strada senza protezione
Abbiamo incontrato alcune famiglie, che sono state ritrovate, di queste persone vulnerabili. Ho ascoltato con commozione la loro disponibilità a collaborare per riprenderli in casa… e ho pensato a come sarebbe stato da noi, avremmo trovato tutta questa sensibilità e senso della famiglia come nucleo primario di protezione?
Abbiamo usato lo strumento di valutazione costruito con Peter Cockersell (Onda del cambiamento) per aiutarci a indirizzare come équipe di professionisti i cardini della presa in carico
Ci siamo dati sei mesi di sperimentazione, andando fuori dai “gabinetti medici” per incontrare i vulnerabili…. Abbiamo iniziato un embrionale lavoro di unità di strada, abbiamo ipotizzato dei progetti di housing first, inserimento immediato in una struttura abitativa di protezione
Devo ammettere che è stato un percorso di grande entusiasmo, che mi ha fatto tornare alle origini del nostro lavorare con le persone senza dimora, usando tutto quello che abbiamo teorizzato per partire da lì. Devo ammettere che non tanto ho insegnato, quanto ho imparato costruendo con loro il senso di questo percorso!
Credo che questa oggi sia la migliore cartolina di auguri per della Serene Feste, che siano di ascolto e di incontro, che ci restituiscano occhi e luce per vedere

 

*Progetto INSTRADA (co-finanziato da AICS Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo)