Analisi del Rapporto Caritas “Futuro Anteriore”

Analisi del Rapporto Caritas “Futuro Anteriore”

Le persone senza dimora nel Rapporto Caritas 2017

Il Rapporto Caritas presentato lo scorso 17 novembre 2017 restituisce alcuni elementi interessanti sul fenomeno homelessness che proviamo qui ad approfondire grazie ad una collaborazione preziosa con il Centro Studi Caritas che ci ha permesso di approfondire le caratteristiche del disagio della popolazione senza dimora incontrata

I centri di ascolto dove sono stati raccolti i dati (1.801 CdA), sono da sempre luogo privilegiato di incontro tra operatori, volontari e persone in difficoltà che “vanno alla Caritas” per trovare un sostegno, un aiuto, un riparo, una relazione. Sono luoghi dove i problemi si schiudono in tutta la loro complessità e intrecci. Sono luoghi dove nel 2016 sono state accolte e accompagnate 205.090 persone. Queste persone chiedono, e ricevono, beni materiali, sussidi economici e orientamento. Il 44% di loro è “nuovo” ai servizi, il 33% ha una “storia assistenziale” che dura già da più di 3 anni mentre il 23% frequenta va alla Caritas da 1-2 anni. I CdA sono infatti luoghi dove nascono relazioni, si costruiscono opportunità e ponti ma sono anche luoghi dove i problemi rimangono ardue sfide ancora tutte da superare

Le Caritas diocesane sono numerose tra i soci della Federazione (rappresentano circa i 3/5) e in molte occasioni ci siamo trovati insieme a discutere e riflettere sulle tendenze e le istanze della nostra gente. Questo Rapporto ci aiuta a fare il punto. Sono 26.078 le persone senza dimora incontrate nei centri di ascolto e rappresentano una parte importante dell’utenza generale (circa il 17%). Basti pensare che tra i principali destinatari dei progetti finanziati con 8×1000 – dopo le famiglie – ci sono “gli ultimi” con il 16,7% dei progetti loro dedicati

Nel dettaglio:

Le 26.078 persone senza dimora incontrate sono uomini (74%), stranieri (67%) e celibi/nubili (45%). Le nazionalità più incontrate sono la rumena (17,9%) e la marocchina (14,4%). A livello regionale le presenze più alte sono state osservate nei CdA di Lombardia (30,4%), Emilia Romagna (19,6%), Lazio (9,2%)

La maggior parte delle PSD per le quali è stato possibile registrare il dato anagrafico ha un’età compresa tra i 18-34 anni (il 29% di 25.755) ovvero 7.484 giovani senza dimora). Il 25% si colloca nella fascia media (45-54 anni), il 23% ha tra i 35 e i 44 anni, pochi adulti (16,3%) e ancor meno numerosi gli anziani (5,5% di over 65)

Rispetto alle schede di rilevazione sulle PSD, abbiamo dati e percentuali che non sempre riguardano l’intero universo dei 26 mila. Questo rappresenta esso stesso un “dato” significativo ed indicativo di quanto sia difficile raccogliere e descrivere le caratteristiche di queste persone che sono portatrici della maggiore delle complessità sociali: la povertà estrema nella sua combinazione di mancanze, penurie e fragilità

La maggior parte delle PSD ha una scolarizzazione medio-bassa (41% con licenza media inferiore) e solo il 16% ha un diploma di scuola superiore. Un dato interessante è quello che riguarda i laureati, il 4,5% delle PSD possiede una laurea (così come il 4,5% risulta non alfabetizzato). Questi dati, letti insieme a quelli sulla condizione occupazionale, può spiegare il triangolo della povertà dentro il quale la persone senza dimora si trova intrappolato: povertà economica (74% presenta questo uno stato di bisogno legato alla disponibilità economica), problemi di occupazione (66,7%), problemi abitativi (59,1%). Le macro voci di bisogno indicati dagli operatori dei CdA, sia sulla base delle risposte raccolte dai diretti interessati, che dalle “percezioni” dell’operatore stesso, disegnano un quadro evidentemente complesso di bisogni multipli che come sempre combinano disagi legati a reddito (insufficiente), lavoro (incerto o precario), casa (inadeguata), famiglia (disgregata), salute (instabile), migrazione (percorsi migratori falliti), etc

Focus sui giovani senza dimora (GSD)

I Giovani Senza Dimora sono 7.484. Se leggiamo il fenomeno della “Youth homelessness” con uno sguardo legato alla nazionalità e al genere, vediamo che si tratta nel 90% dei casi di ragazzi stranieri e nel 10% dei casi di ragazzi italiani. Tra gli italiani (in totale 896) prevalgono le ragazze: si stima che più della metà ha un basso titolo di studio, una storia sociale complessa (ereditata dalla famiglia), è disoccupata, con figli. Tra gli stranieri GSD (6.560), gli uomini sono poco più della metà. Hanno la licenza media inferiore, con regolare permesso di soggiorno, disoccupati e con figli nel 50% dei casi

Si tratterebbe, se rapportato all’indagine Istat del 2014 che vedeva 13 mila giovani su oltre 50 mila PSD, di un dato nuovo che restituisce una proporzione più severa: 1 persona su 3 nella popolazione senza dimora accolta nei CdA è giovane ovvero ha un’età compresa tra 18 e i 34 anni

I servizi e le prestazioni

Sono diversi i servizi e gli interventi offerti complessivamente dalle Caritas alle persone accolte. Oltre 2 milioni e 70 mila interventi realizzati nel 2016. Al primo posto c’è la distribuzione di beni e servizi materiali (69,8%), al secondo posto gli interventi sul diritto all’abitare (il 10% degli interventi mirano a garantire un alloggio), l’8,9% ha offerto orientamento, il 5,3% sussidi economici

L’esito di questi interventi è difficile da valutare. I dati raccolti ci dicono che il 33% delle persone ascoltate nel 2016, è “accompagnata” dai servizi già da 3 anni. Il 44% è “nuovo”. “A percorsi di accompagnamento lunghi e articolati, raramente coronati da una fuoriuscita dai circuiti della povertà” (pag. 37), corrisponde un numero più o meno stabile di persone che si sono rivolte al centro ascolto nel primo semestre del 2017

Le persone senza dimora aumentano di 5 punti percentuali rispetto al primo semestre del 2016

Un dato che tiene alta la nostra attenzione e che ci invita a riflettere su nuovi percorsi che possano aiutare a interrompere la scalata della povertà

Nonostante le difficoltà legate alla rilevazione del “dato sulla condizione di povertà”, il Rapporto Caritas ci aiuta a fare il punto. Giovani e donne in aumento. Servizi che cambiano e si innovano accanto ai servizi tradizionali. Domande in trasformazione e soluzioni costruite dal basso che auspichiamo possano fare leva sul programmatore nazionale

 

 

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